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Nel centro disturbi pervasivi dello sviluppo dell’azienda Ospedaliera G. Brotzu  DI CAGLIARI è iniziata un’importantissima ricerca denominata “ L’uso dell’ Eye Tracking come strumento di screening e diagnosi precoce per i disturbi pervasivi dello sviluppo” .

Scopo della ricerca

 

 

 L'autismo rientra tra i disturbi pervasivi dello sviluppo insieme alla sindrome di Asperger e al disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato (PPD-NOS) ed è caratterizzato da una triade di sintomi: compromissione della comunicazione sociale, difficoltà d'interazione sociale reciproca e pattern insoliti di comportamenti ripetitivi (Boraston, 2007).

Uno degli elementi caratteristici del disturbo autistico è la presenza di sintomi specifici della sfera emozionale e sociale che, secondo Boraston, possono avere un ruolo importante nell'insorgere di altre caratteristiche dell'autismo, come il ritardo nell'acquisizione del linguaggio. Tra questi deficit vengono ricordati: la mancanza di contatto visivo, la mancanza di reazioni emotive reciproche e il fallimento nello sviluppare relazioni sociali soddisfacenti (Dal ton, 2005). Recentemente molta parte della ricerca si sta indirizzando verso l'identificazione delle abilità sociali precoci, la cui compromissione può consentire un riconoscimento tempestivo dei sintomi riconducibili ad un disturbo dello spettro autistico. Uno degli indicatori su cui è incentrata attualmente l'attenzione è il contatto visivo che il bambino autistico rivolge ad un'altra persona. Alcuni autori (Klin , Jones, Schultz, Volkmar e Cohen, 2002; Schultz, Gauthier, Klin, Fulbright, Anderson, 2000) hanno focalizzato la loro attenzione sul contatto visivo del bambino e hanno dimostrato come la sua mancanza possa essere considerata un indicatore precoce dell'autismo già prima del primo anno di vita. Inoltre, molti bambini autistici presentano un ritardo nei primi comportamenti sociali, che sono collegati al contatto visivo e all'apprendimento del linguaggio. Questi studi, nel loro insieme, suggeriscono l'ipotesi che le anormalità nella percezione visiva possano contribuire alla compromissione sociale tipica dei soggetti autistici. L'eye tracker è uno strumento utilizzato per misurare i movimenti effettuati dagli occhi, al fine di individuare il punto preciso in cui una persona sta guardando. Gli studi che applicano la tecnica dell'eye tracking solitamente si basano su:

1. il calcolo della percentuale del tempo in cui lo sguardo si ferma su una particolare regione dello stimolo;

2. il processamento dei dati per trovare le regioni dello stimolo su cui il soggetto si è soffermato.

Dall'utilizzo di questa tecnica vengono prodotti dei pattern visivi che normalmente coinvolgono gli elementi centrali del viso: un pattern viene considerato tipico quando una persona interagisce con un'altra guardandola negli occhi, naso e bocca, ma prevalentemente negli occhi. Poiché è molto difficile effettuare una diagnosi accurata di autismo prima dei tre anni di età, cioè quando si manifesta una evidente difficoltà di acquisizione del linguaggio o qualche forma di comportamento ripetitivo e rigido del bambino, a meno che non si usino strumenti diagnostici sensibili, l'eye tracker potrebbe consentire di osservare addirittura bambini dai primi mesi di vita. E' noto che alcuni pattern visivi potrebbero essere associati a gravi forme di autismo (Klin, Jones, Schultz, Volkmar & Cohen 2002), per cui l'utilizzo dell'eye tracking potrebbe consentire di effettuare una diagnosi orientativa quando ancora non è possibile utilizzare i classici strumenti diagnostici. Tale diagnosi potrà successivamente essere modificata o confermata: se si riscontra un pattern visivo solitamente associato a disturbi più gravi dell'autismo, sarà possibile intervenire tempestivamente per tamponare quanto più possibile gli effetti che una forma grave di questo disturbo potrebbero avere sull'adattamento sociale dell'individuo, senza aspettare di osservare anomalie nell'utilizzo del linguaggio.

Un' ulteriore ma non meno importante applicazione dell'eye tracker riguarda la possibilità di acquisire ulteriori informazioni sul rischio cui sembra siano sottoposti i fratellini dei bambini autistici, per i quali si è già osservata la tendenza a manifestare sintomi simili anche se non gravi come quelli dei fratelli, e dove si è visto che esiste una stretta somiglianza nel pattern di fissazione dello sguardo. Dalton e collaboratori (2006) osservarono che, come gli autistici, i fratelli tendono a guardare per meno tempo le persone negli occhi e per più tempo nella bocca. Questa differenza sarebbe testimoniata anche da studi di neuroimaging, che hanno evidenziato come esistano delle differenze nell'attivazione delle aree cerebrali in reazione a immagini di volti umani in movimento tra bambini normali, bambini autistici e i loro fratelli, laddove i fratelli mostrano alterazioni a livello dell'amigdala come nel caso dei bambini autistici. Oltre all'alterazione dello sguardo, i fratelli sembrano condividere alcune caratteristiche comportamentali e cognitive tipiche del disturbo autistico (Bailey et al 1995; Koczat et al 2002; Piven 1999), che tendono ad essere simili ma meno gravi se confrontate con quelle possedute dai familiari con autismo (Constantino and Todd 2003; Lainhart et al 2002). Sembra pertanto fondamentale l'uso dell'eye tracker come strumento per l'identificazione degli indicatori precoci nel caso di famiglie dove già esiste un individuo affetto da autismo, per avere la possibilità di intervenire subito nel trattamento dei fratellini, al fine di prevenire e ridurre al minimo l'espressione dei sintomi.

In sintesi, il Centro per i Disturbi Pervasivi dello Sviluppo dell'Azienda Ospedaliera “G.Brotzu” si propone di usare l'eye tracker con le seguenti finalità:

1. definire la validità predittiva del pattern di fissazione dello sguardo, rilevato tramite l'eye tracking, per lo sviluppo del linguaggio, del comportamento sociale, del gioco e dell'immaginazione nei bambini con diagnosi di Disturbo Pervasivo dello Sviluppo;

2. utilizzare l'eye tracking come strumento di screening sui fratelli più piccoli dei bambini che hanno già una diagnosi di Disturbo Pervasivo dello Sviluppo, considerati a rischio di incorrere in disturbi appartenenti allo spettro autistico. La speranza è che l'identificazione precoce dei sintomi dell'autismo possa portare ad una precoce identificazione, che possa consentire un intervento tempestivo e una prognosi migliore.

 

 Responsabile: Dr. Giuseppe Doneddu

 

 

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Leggi l’articolo su l’unione sarda del 27/12/2009 sull’Eye Tracking...

 

 

 

 

 

 

 

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